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28 Mar

Terra di Siena

Qualche giorno fa mi è capitato di andare a Siena (dopo avere lavorato per rassicurare i responsabili del MPS sulle intenzioni benevole della visita) per vedere il Museo di San Donato custodito a Rocca Salimbeni e festeggiare una fortunata coincidenza: qualche giorno prima era arrivata la notizia che il Ministero dei Beni Culturali aveva apposto un vincolo di pertinenza su una buona parte delle opere di proprietà di Banca MPS che la BCE aveva indicato vendibili nell’ambito del piano di ristrutturazione dell’istituto senese. Vale a dire che quelle meravigliose opere – un unicum artistico e collezionistico, il più organico tra quelli di proprietà di una banca – rimarranno nella città di Siena (come già definito per la collezione di Palazzo Chigi-Saracini), anche se qualcuno dovesse comprare la banca. Un risultato ottenuto grazie alla sollevazione dell’intera città e alla Legge Bottai del 1939.

Bernardino Mei, Il Ciarlatano

Vincenzo Rustici, La sfilata delle contrade

Inizia la visita. Due ore dedicate alle opere d’arte, comprendendo anche la straordinaria collezione di capolavori del Novecento già di proprietà della Banca Toscana e ora – partendo da due pregevoli lavori di Fattori e di Severini, ai quali fanno da corollario altri di Rosai, Donghi, Carena, Moore, Guidi,  Viani e De Pisis  – utilizzati per scandire ed esaltare gli spazi che si appoggiano armonicamente alla Scala di Pierluigi Spadolini. E poi, un’altra ora in giro tra le sale di rappresentanza, la Galleria dei Passi perduti e la Torre, dalla quale si gode la vista a perdita d’occhio della città. Sempre guidati da Antonio Tasso, già funzionario della banca, coltissimo, perdutamente senese, un tramite efficace tra la Rocca che vive la sindrome di accerchiamento e il resto del mondo. Per dire, alla fine della visita uno degli amici venuti lì con me ha garantito a Tasso che l’indomani avrebbe aperto un conto al MPS. Embè? L’amico, aretino e perciò Banca Etruria e compagnia bella, avendo sofferto la lacerazione tra Arezzo e la sua banca affondata ha compreso a Siena che l’ostinazione dei senesi nel proteggere il Monte è quella del poeta che insegna che “le battaglie si vincono e si perdono con identico cuore”. Tornando all’arte, abbiamo goduto di opere di Pietro Lorenzetti,  Tino di Camaino, Sassetta, Sano di Pietro, Jacopo della Quercia, Domenico Beccafumi, Bartolomeo Neroni, Francesco Vanni, Rutilio Manetti, il Rustichino e Alessandro Franchi. Una menzione a parte meritano quelle di Bernardino Mei, il senese che ha dato un’identità anche barocca alla città, pittore che non amava i temi religiosi, raggiungendo esiti altissimi in tema di naturalismo psicologico in narrazioni come quella di “Artemisia che beve acqua mista alle ceneri del marito defunto”. E soprattutto con “Il ciarlatano”, che Vittorio Sgarbi ha reso notissimo parlandone e scrivendone più volte, fino a esporlo a Milano nel corso di Expo 2015.

Si esce gratissimi dalla Rocca.

Due pici come Dio comanda all’osteria La Mossa in Piazza del Campo e un’ennesima visita alla mostra Ambrogio Lorenzetti esposta a Santa Maria della Scala. Curata da Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidel, prorogata fino all’8 aprile, è imperdibile. Perciò, chi non l’avesse ancora vista, deve assolutamente organizzarsi per farlo: è una mostra che Siena dedica a uno dei suoi pittori, tra i più grandi del XIV secolo, paradossalmente finora poco conosciuto.

Ambrogio Lorenzetti, Maestà, Massa Marittima

Ambrogio Lorenzetti è universalmente noto come il pittore dell’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo, il ciclo sublime col quale è tra i primi a compiere il salto dal contenuto religioso a quello politico e filosofico. Ma, al di là di questo, era mancata sino ad oggi una riflessione accurata su buona parte della sua opera, sulla sua straordinaria e originale creatività, sulla sua capacità di rinnovare l’iconografia e di riconsiderare il paesaggio e la pittura d’ambiente.

Sicché, vedere riuniti affreschi staccati e sinopie della Cappella di San Galgano e le Madonne provenienti dagli Uffizi, dal Louvre ma anche dalla Pinacoteca di Siena e da piccole fortunate città toscane, le Clarisse – in prestito dalla National Gallery di Londra – incommensurabilmente moderne nei tratti fisiognomici e nella psicologia con la superbamente affollata Maestà di Massa Marittima, è un’esperienza commovente oltre che istruttiva. Una vera mostra, dal respiro internazionale. Degna anche dell’orgoglio senese che, dopo le catastrofi, anche così si ricongiunge alla sua storia insieme gloriosa e travagliata.

 

1Commento
  • Rosanna Locchi

    Testimonianza attendibile della bellissima giornata trsscorsa,immersi nell’atmosfera unica del fascino unico della Rocca Salimbeni e dei suoi capolavori insieme al sentito orgoglio senese del nostro gentilissimo Sig. Antonio Tasso…molto bella anche la nostra di Ambrogio Lorenzetti…giornata perfetta…

    29/03/2018 at 07:06 Rispondi

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