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21 Apr

Tranquillo Cremona. Ritorno a Milano

Per la prima volta dal 1938, riuniti alle Gallerie Maspes due capolavori del pittore milanese, esponente di spicco della Scapigliatura. Melodia e In ascolto. Ultima tappa di un percorso iniziato con Giovanni Carnovali e Federico Faruffini, e proseguito con Daniele Ranzoni, all’insegna della riscoperta del movimento pittorico milanese del secondo Ottocento. Fino al 31 maggio 2018.

Tranquillo Cremona, In ascolto (particolare), 1874/1878

MILANO. Sulle ali del Risorgimento, che aveva viste in Lombardia le epiche battaglie contro l’esercito austriaco, una certa idea di fermento era rimasta nelle generazioni più giovani, che in un certo senso erano rimasta deluse dalla compostezza borghese che aveva assunto il nuovo Regno d’Italia, non ancora scosso dalle manifestazioni anarchiche che sarebbero arrivate soltanto due decenni più tardi. Intanto, si avvertiva però come la società stesse lentamente cambiando, e che l’accademismo storico non fosse più in grado di rappresentarne le tensioni e le aspirazioni. Da questa insofferenza nacque la Scapigliatura, un movimento artistico e intellettuale interessato a indagare il sottile legame fra le manifestazioni fisiche e quelle psichiche dell’individuo, fermando sulla tela lo stato d’animo del soggetto, che in fondo rappresentava la sua realtà più interessante. Ma oltre che per il “credo artistico”, la Scapigliatura si caratterizzava anche per lo stile di vita dei suoi aderenti, direttamente ispirato a quello dei bohémiens parigini, da Baudelaire in poi. L’aura di “maledettismo”, infatti, ben si confaceva a personaggi come Daniele Ranzoni, Cletto Arrighi, Carlo Dossi, e Tranquillo Cremona, cui appunto è dedicata questa raffinata mostra di studio, incentrata su due sole opere, due opere così suggestive da riempire da sole l’animo dell’osservatore. Tranquillo Cremona. Ritorno a Milano, a cura di Sergio Rebora, riunisce dopo ottant’anni le due tele Melodia e In ascolto, legate da un delicato filo narrativo, ed eseguite fra il 1874 e il 1878, nel periodo della piena maturità della Scapigliatura e della pittura di Cremona. Era nato a Pavia nel 1837, da una famiglia decaduta, ma di ascendenti nobiliari, e perse entrambi i genitori in giovanissima età. In virtù anche della parentela con Elena Milesi Viscontini, che lo sostenne economicamente, poté frequentare prima la scuola di disegno e poi quella di pittura fino al 1852, quando si stabilì a Venezia per iscriversi all’Accademia di Belle Arti, inevitabile approdo dopo che il suo naturale talento artistico si era ormai palesato. La pittura storicista in voga all’epoca non era nelle sue corde, anche se nelle prove accademiche riscosse sempre apprezzamenti per la sua perizia formale. Trasferitosi a Milano nel 1859 per evitare il servizio di leva asburgico, s’iscrisse all’Accademia di Brera, per frequentare i corsi del pittore verista Giuseppe Bertini, ma la sua indole artistica era ben diversa, e per questa ragione avviò una serie di collaborazioni come disegnatore con varie testate satiriche cittadine di ambiente scapigliato, come La Cicala e Lo Spirito Folletto.

La Scapigliatura rappresentò il lato più profondo del Romanticismo italiano, e in sintonia con quello tedesco, assai meno languido, volle far emergere il conflitto fra artista e società, che all’atto pratico si faceva stridente nell’esperienza diretta dei bohémiens parigini, di fatto i veri maestri del gruppo milanese, la cui pittura calata in atmosfere eleganti e sottilmente inquietanti, appena morbose e garbatamente sensuali, dove il sentimento si trasforma in manifestazione psicologica anche instabile, febbrile, convulsa. Contraddittorio fu l’interesse degli scapigliati per la realtà, perché gli aspetti della modernità, quali la nascente industrializzazione e il progresso tecnico, suscitavano sincera repulsione e vi preferivano gli ideali universali della Bellezza e della Natura. Amaramente constatando che come la realtà fosse diversa, scelsero appunto di raccontare il contrasto fra l’aspirazione dell’individuo verso il proprio ideale, e quanto invece raggiunge negli effetti. Da qui, lo scatenarsi di pulsioni, insoddisfazioni, angosce, sofferenze psicologiche di vario genere.

Tranquillo Cremona, Melodia (particolare), 1874/1878

Dipingendo Melodia e In ascolto, Cremona illustra due scene di vita quotidiana in una famiglia dell’alta borghesia lombarda, dove la passione per la musica della giovane pianista denota l’amore per l’arte, la bellezza, l’armonia, in questo seguita dalle fanciulle che ascoltano rapite la sua melodia. Nei titoli, le opere recuperano ed enfatizzano le suggestioni letterarie che caratterizzano la pittura scapigliata, e vi affiancano una drammatica tensione affine a quella del componimento poetico di Leopardi, Il sabato del villaggio: nei volti, nelle pose, negli sguardi delle ragazze, si ritrova la medesima attesa di vivere la gioventù propria del “garzoncello scherzoso” di leopardiana memoria, ma allo stesso tempo, lo sguardo malinconico della fanciulla in abito rosa sempre presagire come la festa della vita possa anche riuscire grave. Palpabile quindi il contrasto fra la giovinezza, le fantasie romantiche suscitate dalle note del pianoforte, il piacere di sentire il cuore struggersi per qualcuno, e la possibilità di andare incontro a delusioni, solitudini, incomprensioni, con angosciose ricadute sul proprio stato d’animo. L’idillio romantico non è più una questione “di cuore”, ma diventa una questione psicologica. Entrambe i dipinti sono realizzati da suggestivi sfondi in penombra, quasi avvolti in una nebbia onirica, che contrastano con le “macchie” di colore degli abiti della ragazze, di cui si apprezza il morbido, romantico, cangiante taffettà che “incendiano” la tela quasi fossero fuochi d’artificio, anticipando le analoghe atmosfere di Giovanni Boldini, pittore femminile per eccellenza.

Per rendere lo stato d’animo delle giovani protagoniste, Cremona si affida a discreti ma intensi dettagli: un alone di rosso carminio si staglia attorno all’orecchio destro della pianista, rivelatore di una segreta passione amorosa che le sole note bastano in cuor suo a rievocare. In ascolto, invece, mostra direttamente i volti delle ragazze, e gli sguardi ne sono i fieri protagonisti; più inquieto quello della fanciulla in primo piano – che contrae il corpo languido quasi a voler tenere sotto controllo la tensione emotiva, più rilassato lo sguardo della giovane in secondo piano, persa nelle sue fantasticherie e pronta a sciogliersi in un sorriso di compiacimento. Si tratta di due opere suggestive e delicate insieme, che, anche in virtù del filo narrativo che le unisce, riecheggiano le crepuscolari atmosfere di Carlo Dossi o Iginio Tarchetti, probabilmente i più eleganti, ma anche i più beffardi fra gli scrittori scapigliati.

Tranquillo Cremona morì nel 1878, per avvelenamento da biacca di piombo; aveva infatti l’abitudine di toccare a mani nude i colori a base di piombo, ignorando che microscopiche particelle di metallo possono infiltrarsi nel sangue per via sottocutanea; accumulandosi nell’organismo, la biacca di piombo gli causò una paralisi intestinale che lo uccise ad appena quarantuno anni. Una morte prematura, ma in tono con la vita sregolata di questi artisti, che mai ebbero particolari cure per se stessi, e preferirono consumare la loro gioventù solo in nome dell’arte.

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