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7 Giu

Settembre con il MiTo

Nicola Campogrande, ©Francesca Cassaro

Poco più di due settimane (dal 3 al 19 settembre), il coinvolgimento di due intere città (Milano e Torino), 128 appuntamenti che verteranno sul tema delle “Geografie”. Così si presenta l’edizione 2019 di MiTo Settembremusica. Un argomento molto attuale che farà da filo conduttore con programmi pensati per aree geografiche e luoghi, con l’intento di far viaggiare con la musica attraverso tradizioni e linguaggi che hanno segnato le diverse culture del mondo.

«La globalizzazione e la trasformazione digitale hanno cambiato il nostro modo di metterci in relazione con lo spazio» ci spiega Nicola Campogrande, direttore artistico della rassegna. «Le giovani generazioni hanno infatti un’idea della geografia piuttosto diversa rispetto a quella dei loro padri: i concetti di identità e di confine, ad esempio, da un lato sono drammaticamente evidenziati dal pensiero estremista e xenofobo, ma dall’altro sono ignorati, nella pratica, dal continuo viaggiare fisico e metaforico. E così, se è interessante esplorare la produzione artistica del presente, con compositori figli di questo nuovo nomadismo e interpreti abituati a confrontarsi con colleghi di tutto il pianeta, è anche importante, e bello, ripercorrere le vicende musicali del mondo antecedente, quando le matrici locali e nazionali avevano un’influenza determinante nel generare le proprie espressioni culturali. Declinando il tema portante Geografie, quello che fa MITO nel 2019 è  dunque viaggiare nello spazio, avanti e indietro lungo la storia, per recuperare luoghi, tradizioni, appartenenze, lingue musicali che hanno segnato le diverse culture del pianeta».

Rachel Harnisch, © R. Ruis

La serata di apetura di MiTo sarà martedì 3 settembre al Teatro alla Scala di Milano (e successivamente mercoledì 4 settembre al Teatro Regio di Torino), con la Israel Philharmonic Orchestra guidata dal suo direttore principale Zubin Mehta, con Martha Argerich al pianoforte. Il programma del concerto (intitolato “Mondi”) metterà a confronto due universi sonori differenti: il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven e la Sinfonia Fantastica op. 14 di Hector Berlioz.

Zubin Mehta, © Oded Antman

Nei giorni a seguire, a Torino e Milano saranno in concerto artisti (in aggiunta a quelli già citati) come i direttori Myung-Whun Chung, Yuri Temirkanov, Marin Alsop, John Axelrod e Daniele Rustioni, che dirigeranno formazioni quali l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la Filarmonica della Scala, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino e l’Orchestra Verdi di Milano. Non di meno saranni di valore i solisti, tra i quali possiamo citare Katia e Marielle Labèque, Alexander Romanovsky, Olli Mustonen, Giovanni Sollima, Daniel Müller-Schott, Mario Brunello, Rachel Harnisch, Nils Mönkemeyer, Sean Shibe, Tine Thing Helseth, Alessandro Taverna e l’ensemble Third Coast Percussion, Federico Maria Sardelli e l’Orchestra barocca Modo Antiquo.

Anche quest’anno il programma del Festival abbraccerà un arco temporale molto ampio, proponendo composizioni che vanno da Palestrina a Bach, da Händel a Beethoven e Brahms, fino al Novecento di Gershwin e Bernstein, per arrivare ad oggi, con brani di 127 compositori viventi, fra cui Steve Reich, James MacMillan, Geoffrey King, Chick Corea, Pascal Proust, Gavin Bryars, Caroline Shaw, Rolf Martinsson e Julia Wolfe.

Si rinnova il Giorno dei cori (sabato 7 settembre a Torino e l’8 a Milano). Tante le formazioni coinvolte, a cominciare dal Coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Cristiano Dell’Oste e affiancato dal violoncellista Mario Brunello. Come è consuetudine, tutte le voci si riuniranno poi a fine giornata per cantare insieme al pubblico e al Coro Giovanile Italiano guidato da Michael Gohl in MITO Open Singing. Il direttore proporrà, accanto a grandi classici, pezzi più popolari e accessibili anche ai neofiti, come le versioni corali in prima assoluta delle canzoni Che sarà (di Fontana/Migliacci/Pes) e La terra dei cachi (di Elio e le Storie Tese).

Inoltre durante la rassegna saranno presentate sette esecuzioni assolute, tre prime europee (fra cui Perpetulum di Philip Glass commissionato dal festival), e tredici prime italiane.

Caratteristiche che si manterranno anche quest’anno sono il costo popolare dei concerti anche per le compagini più famose, oltre all’ingresso gratuito per molti appuntamenti; e le apprezzate introduzioni all’ascolto, affidate a Milano a Gaia Varon e Luigi Marzola e a Torino a Stefano Catucci e Carlo Pavese.

 

In copertina: Giovanni Sollima, © Francesco Ferla

 

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